TERREIROS  E "NAZIONI" DI CANDOMBLÉ   

  ... Il Candomblé bahiano privilegiato dalla ricerca è quello jeje-nagô, che diverrà il modello tipico di Candomblé brasiliano; i suoi centri più antichi ne costituiranno il paradigma.
Si tratta dei Candomblé della Casa Branca do Engenho Velho, considerata la prima ad organizzarsi verso la metà del secolo scorso ed utilizzata come referente principale da Edison Carneiro (Carneiro 1947); delle case da questa derivate: Gantois, della scomparsa Mãe Menininha, preferita dal pioniere degli studi sul Candomblé, Raimundo Nina Rodrigues, che la frequentò al tempo di Mãe Pulqueria (Rodrigues 1935) e dell'Axé do Opô Afonjá, delle altrettanto famose ialorixás Aninha e Senhora, studiato da Bastide (1978) e da tanti altri autori.
Quest'ultimo terreiro ha riunito e riunisce tuttora nei suoi quadri onorifico-religiosi un grande numero di intellettuali e di artisti di fama, come già avvenuto, seppur in proporzione minore, per i centri di Gantois e della Casa Branca.
Ha meritato inoltre attenzione speciale il terreiro di Alaqueto, già studiato da Ziegler e più di recente da Claude Lépine (Ziegler, 1972:73-122; Lépine, 1981 e 1982).
Altri due centri bahiani considerati di antichissima tradizione jeje, sono quelli di Bogun e di Manuel Falefá, che non hanno tuttavia ricevuto l'attenzione riservata alla Casa Grande das Minas, del Maranhão, pur essendo a questa culturalmente legati (Eduardo, 1948; Ferretti, 1986).
È nagô anche il terreiro Xangô di Iemanjá a Recife, centro meglio di altri conservato dalla memoria etnografica e conosciuto come Sítio de Pai Adão na Estrada da Água Fria (Ribeiro, 1975; Motta, 1982; Segato, 1984; Carvalho, 1984 e 1987; Brandão, 1986).
  
Pertanto, quando si parla di Candomblé, si pensa subito al modello jeje-nagô, o della "nazione" nagô, rito strutturato nei centri della Casa Branca, di Gantois, di Opô Afonjá e di Alaqueto, oltre che in altri numerosi terreiros che non hanno avuto la sorte di essere selezionati dagli studiosi e che, forse proprio per tale motivo, sono scomparsi o si sono riprodotti al margine dell'etnografia.

  (...) Il Candomblé dei centri bahiani più studiati nel periodo che va dal 1890 al 1970, divenne popolare sotto la denominazione di Candomblé keto, dati i suoi legami storici ed affettivi con l'antico regno yoruba della città di Ketu, situata in una regione oggi appartenente alla Repubblica del Benin, culto tuttavia contaminato da elementi provenienti da altre regioni yoruba della Nigeria e da regioni dell'Africa non yoruba, oltre che, ovviamente, da elementi del sincretismo cattolico. Gli studi compiuti su questo Candomblé inizialmente religione d'una confraternita nera segreta e nascosta poiché aspramente perseguitata, lo "pubblicizzano" come qualcosa degna dell'attenzione del bianco intellettuale.

  (...) La produzione etnografica relativa a questi Candomblé resi prestigiosi da tale pubblicità, offrirà, in tempi più recenti, modelli legittimamente puri della religione degli orixás a quei centri di più recente formazione, o privi di una precisa memoria della loro origine. (...)   

               

(Reginaldo Prandi, Città in transe.
Culti di possessione nella metropoli brasiliana
,
Acta, Roma, 1993)