VIAGGIO A BAHIA 

   Chi volesse saperne di più su queste faccende di santi, di voodoo, di candomblé e macumba, di figlie di santo caboclos e orixá, si dia da fare per metter da parte un po' di soldini, faccia un viaggio a Bahia, capitale generale del sogno. 

  Vada a una qualsiasi casa di santo, a un terreiro all'Engenho Velho, Axé Yá Nassô, al Gantois, Axé Yá Massê. Al Centro Cruz Santa di São Gonçalo do Retiro, Axé do Opô Afonjá, alla società São Jeronimo, Ilê Moroialajê, o Alaketu, al Candomblé, do Portão, peji di Oxóssi e del Caboclo Pedra Preta, al Pilão de Prata, Ilê de Oxumaré, al Bogum, terreiro della nazione jeje, all'Ilê Axé Ibá Ogun, Candomblé della Muriçoca, dove imperversa il Compare, Exu Sette-Capriole, alla Aldea de Zumino - Reanzarro Ganjaiti di Neive Branci; al Bate Folha, terreiro Angola al Beiru, regno di Tempo. 

  Andate a una qualunque delle duemila case di candomblé delle diverse nazioni africane e delle nazioni indigene, nagô, jeje, ijexá, congo, angola e caboclo che si trovano a Bahia, in tutte sarete ben ricevuti, con larghezza e signorilità: chi viene in pace entri a suo agio.

  Chi sarà accolto potrà apprezzare nel senso più completo bellezza e libertà. I più intimi andranno molto oltre, saranno ammessi a divertirsi con gli orixá. In questi templi poveri, ancora ieri perseguitati, sono conservati la saga degli schiavi, la danza e i canti proibiti, si riscatta la memoria condannata. 
  Coloro che si prendono cura del culto degli orixá sono le signore di Bahia, una più maestosa più bella e più sapiente dell'altra, principesse e regine, le iyá, le madri del popolo.

  Il viaggiatore, che sia ricco o povero, negro o bianco, giovane o vecchio, erudito o analfabeta, a condizione che venga in pace, potrà partecipare alla festa del candomblé, dove dei e uomini sono uguali, cantano e danzano insieme, la fratellanza universale (...) 


                

(Jorge Amado, 
Santa Barbara dei Fulmini, 
Ed. it. Garzanti, Milano, 1997)